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Ultime Pillole

Nuotare aiuta a prevenire l’artrite al ginocchio

piscina-nuoto-liberoIl nuoto, sport impegnativo che però non sovraccarica le articolazioni, aiuta a prevenire l’artrite al ginocchio, l’infiammazione alla cartilagine di questa importantissima zona della gamba che sostiene rutto il peso del corpo e che è piuttosto comune dopo i cinquant’anni di età. Lo rivela una ricerca condotta dagli esperti della University of California di San Francisco, negli Stati Uniti, e presentata nel corso del congresso annuale della Associazione dei radiologi americani. I ricercatori statunitensi hanno studiato un gruppo di duecento persone, tra le quali centotrentadue malati di artrite ma ancora senza sintomi, mettendo in relazione le condizioni delle articolazioni delle loro ginocchia con l’esercizio fisico abitualmente svolto. Hanno così scoperto che quanti si dedicavano per un’ora al giorno, tre volte alla settimana, al nuoto, avevano la cartilagine delle ginocchia in condizioni migliori sia rispetto a chi non svolgeva alcuna attività fisica sia rispetto a chi, invece, si dedicava alla corsa.

Con la vitamina B il cervello invecchia meglio

La vitamina B aiuta il cervello a invecchiare meglio. Lo rivela una ricerca condotta dagli esperti dell’Università di Oxford e pubblicata sulla rivista di informazione scientifica Health News. I ricercatori britannici hanno studiato gli effetti delle vitamine B6, B9 e B12 somministrandole per un periodo di due anni a un gruppo di dieci persone di oltre sessant’anni di età, mentre ad altri dieci pazienti della stessa età gli scienziati avevano invece dato un prodotto che non conteneva alcun principio attivo. Dopo due anni, gli esperti hanno visitato i partecipanti allo studio e hanno scoperto che quanti avevano assunto la vitamina B erano invecchiati meglio. Infatti l’atrofia cerebrale, il fenomeno legato all’invecchiamento, che consiste nella riduzione progressiva delle dimensioni del cervello, e quindi di un calo delle sue prestazioni, in loro procedeva più lentamente: l’evoluzione del loro invecchiamento era più lenta del trenta per cento rispetto ai pazienti che non avevano assunto le vitamine.

Il riso nero calma le allergie della pell

Il riso nero, la varietà di origine orieriso_nerontale dal chicco di colore scurissimo, può essere d’aiuto per tenere sotto controllo i disturbi della pelle di origine allergica. Lo rivela una ricerca condotta dagli esperti dell’Agricultural Research Service di Albany, negli Stati Uniti, e pubblicata dalla rivista di ricerca scientifica Journal of Agricultural and Food Chemistry. I ricercatori americani hanno studiato su un gruppo di topolini malati di dermatite, l’infiammazione allergica della pelle, gli effetti di un estratto della lolla del riso nero, la “buccia” scura che ne ricopre il chicco. In questo modo hanno scoperto che, rispetto ad altri animaletti che non avevano ricevuto il prodotto, nei topolini trattati con l’estratto la gravità dell’infiammazione della pelle si riduceva del trenta per cento. L’effetto benefico del riso nero, spiegano i ricercatori, si deve proprio alla lolla: la “buccia” del riso è ricca di sostanze che bloccano la produzione di istamina, la sostanza che a sua volta causa l’infiammazione.

Ultime Pubblicazioni

Pratolino – Il sogno alchemico di Francesco I dé Medici – Miti, simboli, allegorie

Pratolino

Il “sogno alchemico” di Francesco I dé Medici si realizzò acquistando un pezzo di terreno incolto, arido e inospitale, come quello della collina che collegava Firenze alla catena montuosa dell’Appennino tosco-emiliano, per convogliarvi le acque provenienti da dodici sorgenti originarie da Monte Senario e da li dar vita ad un Giardino straordinario dove, mitologia, alchimia e simbologia si fondevano con i segreti meccanismi della Natura; nasceva così il Parco Mediceo di Pratolino.Oggi, a distanza di cinque secoli, proviamo a dare una nuova lettura iconologica di ciò che è rimasto di quegli antichi splendori.

La grotta grande di Boboli

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Eʻ “lʼamor che muove il sole e le altre stelle”.

Così Dante si esprime per indicare il cammino interiore da lui compiuto per arrivare alla meta agognata:Beatrice e il Paradiso.
Introdursi in quella “selva oscura” e da lì arrivare, attraverso un difficile percorso conoscitivo,in quel “Luogo” la cui luminosità, armonia e bellezza non trova confronti, richiede non poche capacità. Coloro che desiderano ricercare questa paradisiaca dimensione dovranno necessariamente fare lo stesso percorso.

La Grotta Grande di Boboli diventa così il simbolo di quel laboratorio alchemico dentro al quale si possono realizzare queste esperienze: ancora una volta sarà lʼanima del volenteroso ed “innamorato” ricercatore a volerle saggiamente sperimentare.

Costanza Riva, studiosa di Tradizioni Antiche, di mitologia e di simbologia, da anni si dedica anche allo studio della Dottrina Ermetica. Nel 2009 partecipa alla stesura del libro “Antichi Sapori” riproponendo un antico patrimonio di conosce e di sperimentazioni gastronomiche che altrimenti sarebbero andate perse; nel luglio 2010 scrive “Boboli, il giardino alchemico” offrendo una rilettura, abbastanza inedita, del Giardino di Boboli in chiave ermetica.

Boboli – Il giardino alchemico

Boboli

La Genesi parla di un giardino di delizie dove i nostri progenitori furono posti, una terra feconda dove germogliavano alberi e fiori, regno di beatitudine e di armonia.

Noi andremo a ricercare questo spazio ideale all’interno del Giardino di Boboli, guardandolo non tanto da un punto di vista architettonico e artistico, ma come spazio segreto, circoscritto, il Tempio, dentro al quale è importante entrare.

“Ognuno di noi è come se avesse un giardino coltivato, praticamente, una terra. Se non coltivi bene il tuo giardino non nasce nulla…”
Gli Alchimisti conoscevano bene questo concetto; la natura che ci circonda diventa la Natura amica dalla quale occorre “imparare a leggere” ed il suo linguaggio diventa un intimo, simbolico, linguaggio dell’anima.

Costanza Riva da anni si dedica alla ricerca delle Tradizioni Antiche, alle quali affianca conoscenze di simbologia e mitologia. Non meno interesse ha mostrato per lo studio della Dottrina Ermetica che lʼha portata a delineare nei giardini storici un profilo nuovo.

Tempo libero

Gerolamo Savonarola

schermata-2016-12-09-a-19-15-38“O superbo uomo, riguarda e vergognati; confonditi e impara dal tuo Creatore la vera umiltà”, scriveva il Savonarola nel lontano 1492, mettendo il dito su uno dei vizi più terribili che stava diventando la piaga pericolosa per l’umanità e per la Chiesa di allora: il potere affiancato all’egoismo ed alla superbia.
I suoi scritti e le sue predicazioni arrivavano taglienti, fatti apposta per destare le coscienze e al tempo stesso cercare di estirpare dai cuori quel grave difetto dell’anima che rende “poveri in virtù e superbi di presunzione”.
Il Savonarola nacque a Ferrara nel 1452 e fin da giovane manifestò l’attitudine per lo studio delle sette Arti Liberali. Sicuramente la formazione morale avuta dal nonno Michele, uomo di rigoroso carattere e di alto senso religioso, incise molto sulla sua personalità.
Proseguì gli studi a Bologna, presso il convento di San Domenico dove il 26 aprile del 1475 ricevette i voti e l’abito domenicano; in quegli anni entrò in contatto con i più insigni teologi come Pietro da Bergamo, Domenico da Perpignano, Nicolò da Pisa e nel 1482 conobbe Pico della Mirandola, che rimase straordinariamente colpito dalla sua eccezionale preparazione dottrinale e da quella “rude eloquenza”.

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La pittura Iconografica e la sua tecnica

schermata-2016-11-04-a-13-09-31“La pittura di icone è un tipo d’arte che si esprime in purezza, nella quale tutto è uno e unificato: la materia, la superficie, il disegno, l’oggetto e il significato del tutto”, scriveva Pavel Florenskij, teologo russo nel suo libro “Le Porte Regali”.
Inoltrarci nella preparazione di un’icona sacra, quella che un tempo veniva realizzata presso gli antichi monasteri, vuol dire prendere in visione tutta una serie di operazioni ascetiche e teurgiche che i monaci compivano mossi da un unico desiderio: entrare in contatto spirituale con l’archetipo divino che l’icona rappresenta.
Per poter realizzare questo intimo aspetto nessun particolare veniva trascurato. Si iniziava dalla scelta del legno, dalle esatte proporzioni matematiche della tavola e dalle precise tecniche pittoriche adottate, per far sì che quella icona non fosse solo una semplice pittura, ma diventasse un “luogo teofanico”, specchio della Divina Presenza.
Un tempo l’arte era uno dei mezzi più potenti per portare un messaggio di perfezione. In Russia, tra l’XI e il XV secolo, l’icona aveva assunto una tale venerazione da venire esposta nelle chiese, portata in processione per la città, e custodita in ogni abitazione in modo da scandire ogni momento di vita quotidiana.
Oggi dobbiamo sentire la necessità di riscoprire quest’antico tesoro e di riportare alla luce quei canoni pittorici che si basavano sull’essenzialità di un linguaggio simbolico spogliato dai fascini estetici e puntato verso il risveglio della propria e
d’altrui coscienza.

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Il segreto linguaggio pittorico del Botticelli

schermata-2016-09-20-a-08-45-34“Meritò Sandro gran lode in tutte le pitture che fece, nelle quali volle mettere diligenza e farle con amore come fece la detta tavola de’ Magi di S. Maria Novella, la quale è meravigliosa”, scrisse di lui Giorgio Vasari evidenziando due rare doti non facili da trovare in un artista: l’amore e la solerzia. Alessandro di Mariano Filipepi, “chiamato a l’uso nostro Sandro, e detto di Botticello” nacque a Firenze nel 1445 da una famiglia modesta ma di sani principi morali e di molti interessi culturali. Vasari nel suo “Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architettori”, ricorda la personalità inquieta di Alessandro Filipepi che non “si contentava di scuola alcuna, di leggere, di scrivere o di abaco; di maniera che il padre infastidito di questo cervello sì stravagante lo pose a lo orefice con un suo compare chiamato Botticello, assai competente allora in quell’arte.” L’inquietudine e la “stravaganza” non vanno certo visti come un aspetto negativo del comportamento del giovane artista, ma al contrario dettati dal desiderio di ricercare una conoscenza ben più profonda rispetto a quella richiesta dai ragazzi della sua età. Fu dunque il padre stesso che, dopo averlo “diligentemente allevato e fatto istruire in tutte quelle cose che usanza  è d’insegnarsi a’ fanciulli”, decise di metterlo a lavorare presso una bottega d’orafo, allora frequentata dai maggiori pittori rinascimentali, insieme a suo fratello maggiore chiamato Botticello che si occupò dell’educazione di Sandro ed a cui – secondo il Vasari – passò il soprannome.

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